Linguaggio empatico per coinvolgere i team di lavoro

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Cosa ci aspetta nel prossimo futuro? Tanto si sta scrivendo e tanto si scriverà, ma la sensazione è che si navighi ancora a vista tra chi desidera “tornare a come era prima”, come se nulla fosse accaduto, e chi all’estremo opposto pensa di poter utilizzare le modalità imposte dalla pandemia come “nuova normalità”, senza una strategia e adeguate riflessioni.

Il tema è caldo e nessuno di noi può dire di aver maturato una risposta consapevole. Nel frattempo molte persone si sentono allo sbando, chi troppo solo e chi troppo controllato. Andare tutti i giorni in un luogo, interagire con altre persone, subire o essere proattivi in contesti comunitari dava la possibilità di avere riscontri immediati, essere rinforzati o delusi.

Questa situazione di isolamento e contatto solo da remoto ha tolto tutte queste informazioni per l’individuo. Spesso è un susseguirsi di incontri online senza quel contorno di scambio fuori dall’incontro stesso, di approfondimento, del “ma tu cosa ne pensi di quello che è stato detto?”

L’individuo si trova ora solo: anche se paradossalmente è sempre connesso, non è inter-connesso. Si subisce una interminabile richiesta di partecipazione ad ancor più infiniti incontri online, che a volte sembrano più un nuovo modo di tenere sotto controllo i dipendenti che delle vere occasioni di condivisione e scambio di informazioni.

È un buon momento per fare un salto di paradigma: rinforzare l’individualità per operare ancor meglio nella comunità. Sembra una contraddizione ma non lo è. Solo individui che si conoscono meglio, che sono più consapevoli di cosa li muove, di come decidono, dei loro meccanismi automatici, possono divenire attivi e sicuri all’interno di un sistema di persone come l’azienda.

Remote working: solo un nuovo modo di lavorare?

Il lavoro da remoto è un nuovo modo di vivere: se pensiamo sia solo un nuovo modo di lavorare probabilmente ci sbagliamo. L’ufficio – lo abbiamo capito solo ora – è un luogo importante, non un semplice contenitore di attività. Per motivi differenti, che spesso hanno una connessione forte con la tipologia di lavoro che si conduce, abbiamo finalmente compreso che non è solo un luogo fatto di scrivanie, stampanti e PC, ma piuttosto un contesto di confronto e crescita, altamente emozionale, dove l’individuo crea una nuova soggettività sia individuale che di tipo comunitario.

Lavorare in luoghi diversi dal nostro solito ufficio ci ha permesso di concepire il nostro impegno come qualcosa di diverso dall’occupare un posto in un contesto, occupati in attività per un certo numero di ore.
Il lavoro da remoto ci sta facendo confrontare con una nuova identità, che solo in parte possiamo definire professionale perché scaturisce da un equilibrio personale differente, guidato da emozioni e priorità che nascono all’intersezione con altri ambiti della nostra vita: la famiglia e il ruolo che ci siamo creati in essa, il tempo libero e gli spazi che vi abbiamo destinato all’interno delle nostre case.

Abbiamo fatto esperienza di questi cambiamenti in un periodo in cui sono state bruscamente ridotte le occasioni di contatto con gli altri, se non mediate dalla tecnologia di piattaforme multimediali. Questo periodo ha portato con sé, quindi, una serie di sfide molto diverse che stanno avendo un impatto sulla nostra salute e sul nostro benessere. Gli aspetti più cruciali sono:

  • la nuova dimensione professionale (Chi sono ora e cosa faccio?);
  • la curiosità costruttiva (Perché faccio ciò che faccio? Come posso realizzarmi al meglio?);
  • la reciprocità di intenti (La forza della connessione emotiva nei team di lavoro, l’empatia e il supporto);
  • l’attitudine alla co-evoluzione (Come evolvere in armonia insieme? Come fare brainstorming? Come recuperare il linguaggio umano delle espressioni e micro-espressioni?).

Le risposte che sapremo dare a queste sfide saranno il miglior antidoto contro il rischio che questa pseudo nuova “normalità” sia una inappropriata riedizione del passato.

Ricostruire interazioni e connessioni partendo dagli individui

Il report State of Remote Work 2020 ci mostra una situazione emergente che molti di noi hanno sperimentato in questo periodo: il bisogno di sentirsi in connessione con gli altri e con la realtà. Il senso di solitudine, la collaborazione e la comunicazione sono le principali sfide da affrontare, insieme alla difficoltà di scollegarsi dal lavoro.

Questi dati e queste nuove consapevolezze sono ora al centro dell’attenzione di tutti noi e dei manager che sono chiamati a ridisegnare un nuovo epicentro aziendale da cui rigenerare la coesione, la comunicazione circolare, la co-creazione delle competenze, la trasmissione del purpose aziendale. Ma tutto questo è impossibile se non si parte dall’individuo!

Tracciare il sentiero della propria rotta individuale è ancor più fondamentale in tempi instabili e complessi, e saperlo fare unendo la nostra parte razionale a quella emotiva renderà le nostre scelte solide nel tempo e le persone più sicure.
Sempre più la motivazione estrinseca data da retribuzione, carriera, benefit è volatile o insufficiente, quindi è necessario che le persone imparino a connettersi con la motivazione intrinseca e che le aziende siano in grado di farla emergere e creare occasioni di confronto su di essa con i propri capi.

Tutto ciò alla fine passa sempre sotto il grande cappello della comunicazione: saper comunicare con noi stessi, riconoscere le nostri parti in gioco, saper comunicare agli altri imparando a distinguere capricci e necessità – quindi comunicare dando un “senso” a quello che dico e chiedo, affinché si attivi l’impegno delle persone, e non solo qualcosa che deve essere fatto.
Per chi gestisce persone ora più che mai il linguaggio empatico è necessario per comprendere e coinvolgere. E possiamo imparare ad utilizzare tutti i livelli dell’empatia, non solo quella più profonda.
Infine quando lo stato d’animo è greve, pieno di preoccupazione e di incertezza, quando tutto è serio e pesante, è anche molto più difficile aprirsi alla sperimentazione e all’apprendimento di qualcosa di nuovo. Allora è importante fare tutto questo imparando anche a coltivare la leggerezza e aprendosi all’autoironia come chiave di lettura dei fatti che ci accadono, verso un futuro possibile che ci coinvolga come protagonisti.

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