“Ti devo dare un feedback!”

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Quante volte abbiamo sentito questa frase?

E, soprattutto: cosa ci evoca davvero?

Per molti non è neutra.

È una tensione che sale, un campanello d’allarme, una micro-attivazione difensiva.

Non perché il feedback sia qualcosa di negativo in sé, ma perché spesso, nella nostra esperienza, è stato usato come giudizio, correzione, scarico di responsabilità.

E allora il problema non è solo il feedback. È come lo introduciamo.

“Ti devo dare un feedback” mette l’altro in una posizione passiva.

È un atto unilaterale. Io so, io valuto, io ti dico.

Molto diverso è dire qualcosa come: “Posso condividere con te un aspetto che ho notato e che è successo alcune volte, e che vorrei capire meglio?”

Qui succedono tre cose importanti:

– non c’è un verdetto, ma un’osservazione

– non c’è un’accusa, ma una curiosità

– non c’è una distanza, ma una richiesta di confronto

Il feedback “inclusivo” non parte da un obbligo.

Parte da un’intenzione chiara: crescere insieme. È crescere insieme non è un fatto episodico. È un processo che vive nel tempo.

Per questo il feedback non funziona se non c’è relazione.

Ogni feedback, infatti, attinge a una sorta di fido relazionale: un credito fatto di affidabilità, rispetto, coerenza.

Se quel credito non esiste, ogni parola viene vissuta come un prelievo forzato.

La relazione è il canale. Senza canale, il feedback non passa.

Crescere non significa “dire quello che non va”. Significa creare uno spazio sicuro in cui guardare i fatti, capire l’impatto e scegliere consapevolmente come fare meglio.

Quando introduciamo il feedback come un atto dovuto, l’altro si prepara a difendersi. Le neuroscienze, grazie anche al modello S.C.A.R.F di David Rock, ci dimostrano come spesso venga vissuto il feedback “direttivo” da chi lo riceve.

Quando lo introduciamo invece come un atto di attenzione professionale, l’altro può permettersi di ascoltare.

E quel canale, una volta aperto bene, resta aperto.

Permette scambi futuri, aggiustamenti continui, confronto vero. Forse allora dovremmo smettere di chiederci “come do un feedback?” e iniziare a chiederci:

“Che tipo di relazione sto costruendo con questo feedback?”

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